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Il Dottor Piero Lonati (1882-1962) ha dettato alla Signora Elsa Borelli nel 1959 queste pagine su Bellagio, il suo piccolo, amatissimo paese.
 

Cenni Storici su Bellagio

Non con velleità storica, non con scopi culturali è stata dettata la semplice superficiale monografia; è stata stesa, su ricordi mnemonici, da un ammiratore del Lario, dal devoto entusiasmo per questo splendido paeninsularum ocellus che sembra voglia protendersi nel bel mezzo del lago, per ammirare le aspre giogaie delle Prealpi, delle Alpi Orobiche e Retiche a settentrione, per godere della magnifica riviera Tremezzina ricca di ville numerose, di splendidi giardini all’occaso, per ammirare, a levante, la severità studiosa di Villa Monastero.

Qualche notizia sul Lario, sui suoi probabili primi abitanti

In qualsiasi trattato alto di geografia trovansi i dati, le notizie sull’orografia, sulla idrologia, sulla limnologia lariana; il colossale ghiacciaio Retico ha impresso il solco lacustre che il bacino imbrifero ha colmato, con i secoli, portando detriti alpini, creando l’immissario e l’emissario odierni.

Quali i primi abitanti, gli autoctoni? Certamente Celti, Galli, Liguri arrivati, nell’occupazione italiana, fino a Bologna, a Senigallia con le tribù dei Boi, dei Seni; certamente celtica la lingua parlata; ecco il perché delle difficoltà etimologiche, toponomastiche; oscurissima la toponomastica lariana; nulla si sa del perché di Comum, nulla del perché di Larius. Se si eccettuano etimi perfetti di origine greca e romana pochissimo si sa; quasi sterili di risultati gli studi del Salvioni, del Cantù, di altri.

Etimi precisi: i romani, nell’epoca imperiale, giunti dopo le conquiste del sud, nella Cisalpina portano colonie greche nel territorio quasi disabitato; abbiamo Lemna, Lenno, Brienno, Nesso, Colonno, Corenno, Dorio; le terminazioni as sono di bel-as di men-as, di dom-as, di moltr-as; quindi strano e quasi ridicolo il Bilacus da Bis-lacus; la grafia di Bellagio è stata, per anni, dapprima Bellaggio, poi di Belaggio e da ultimo Bellagio; il mutare della grafia ne stabilisce l’incertezza etimologica; alla latinità dobbiamo gli etimi chiarissimi di Pescaù, di Pescallo, di Pescarenico, di Colico (co-del-lac) (caput-laci); al greco dobbiamo, oltre le colonie greche di cui sopra, il leukos (bianco) di Lecco da abbinare alla slava Bielograd, la città bianca per slavine, per ghiaioni; chiarissimo il Bovedro (belvedere) da unire al Bellosguardo Fiorentino, al Beregazzo (Beau regard) (belvedere) poco fuori Como.

Storici comaschi

Il Giovio, il Rezzonico,il Muralto, il Rovelli, il Cantù, il Boldoni, il Don Santo Monti; ma le notizie sono molto saltuarie; non esiste una monografia solida sul Lario, se si eccettui la magnifica opera testé pubblicata dall’Alfieri -Lacroix compilata dal Dr. Miglio e da altri investigatori; l’opera del Miglio è sorprendente per la ricchezza di dati, di notizie; il “Mito del Lario” dovvrebbe trovarsi nelle case migliori lariane e presso tutte le amministrazioni comunali.

Veniamo ora a Bellagio, alla sua urbanistica, al suo sviluppo turistico. Certamente, nei primordi, un raduno di pochissime case, con piccoli proprietari terrieri e con pescatori. La frazione di Borgo d’oggi non era che una dipendenza di San Giovanni; a San Giovanni infatti la residenza del medico condotto, la farmacia, la Pretura, l’Arcopretura; sino a pochi anni fa era sede anche della Finanza, però, fatta l’Italia, i Carabinieri avevano una caserma ed un piccolo molo per la barca dove esiste ora lo Splendido. Bellagio, completamente isolata, era in comunicazione con la Brianza per Civenna, Magreglio, Barni, Erba con una strada carrozzabile costruita dall’Austria; la strada per Como che é costata, perchè tra rocce impervie, circa 104.000 lire il Km. è stata aperta nel 1914; fatta male però perché, per evitare giardini privati, ha dovuto salire sin quasi ai piedi di Vergonese con un ponte che costò a quei tempi circa 75.000 lire.

La strada per Lecco é dell’epoca medesima; una volta un sentiero rupestre allacciava Bellagio a Limonta, a Vassena, ad Onno; non va scordato che la strada da Regatola al Borgo é di data non troppo antica; una lapide ben scritta, dopo la villa Bornè, ne fa gli elogi al Venini che la donò.

Comunicazioni Lacustri

Scarsissime nei primi tempi (1847) della navigazione lariana (il Falco fu il primo piroscafo a ruote); una barca raggiungeva il natante che a metà lago attendeva i passeggeri scarsi; la strada a lago terminava all’odierno cancello Melzi. Un sentiero passava dove ora esiste la villa; il Duca di Lodi ne chiuse il passo donando la strada che, per quei tempi di traffico scarso, era già un dono regale. Una lapide in marmo ne ricorda la donazione.

Casati principali

A San Giovanni la famiglia Rezia, venuta da Menaggio e prima dalla Rezia (Coira, Tiefencastel?) che diede a Pavia un professore di anatomia umana, un compagno del Pellico allo Spielberg, un ufficiale a Napoleone nella campagna di Russia; un Dottor Alfredo Rezia fu collezionista filatelico di valore; magnifica la raccolta del Lombardo-Veneto e di “anelli” numerosi delle prime Poste sul Lario; nella biblioteca conservansi tuttora trattati vari di Medicina, cronache lariane, tutto il corpus nummorum italicorum” l’opera incomparabile di Vittorio Emanuele III°; un Rezia, il Dottor Amanzio, fu con un Nava uno dei soci fondatori del “Casino Sociale” in Como; a Regatola i Barelli con estesi possedimenti; in Borgo Gli Aureggi con casa padronale dove trovasi ora l’Albergo Centrale, venuti dalla Spagna nel 1645 e che alla Chiesa, per il coadiutore, legarono lascito perpetuo e casa d’abitazione; gli Stoppani venuti dalla montagna di Nesso nel primo 800 e che diedero medici, ingegneri; i Fioroni Redaelli che da Regatola, Aureggio a Genova sono proprietari del “Bristol”, del “Londra” e fornitori di molta parte della flotta italiana, per l’America del sud e per gli Stati Uniti. Gli Aureggi, perché di proprietà loro, diedero il nome Aureggio alla frazione in posizione aprica; gli Aureggi avevano anche casa alla “riva” (ora casa Lillia) ebbero in Don Luigi Aureggi, (Barnabita) professore di lingua francese in Milano, il primo maestro privato. Tra le famiglie di antica origine i Grandi; un Antonio Grandi, critico d’arte con il Frizzoni, riassettò, nella distribuzione, la Pinacoteca di Brera; i Vitali che impresari edili in Roma nel 1870, colmarono il molo, diedero strada alla “Punta” e nei monti, prima di Guello, con il ponte Cecilia Mella, unirono sul “Perlo” la valle.I Nava, venuti da Pavia; un Nava fu il primo Podestà di Bellagio sotto l’Austria e forse il primo notaio. Dettero i Nava un medico, un ingegnere, un notaio ed all’esercito italiano un generale. Vennero dopo i Gandola a Pescallo, i Genazzini proprietari della Garnasca, con diritti di pesca sulle sponde opposte e sul lago di Piona.

Cittadini illustri

Il Generale Ingegnere On.le Carlo Montù nato a Torino nel 1869, laureato in Elettrotecnica ed uno degli ultimi allievi di Galileo Ferraris, fu professore a Napoli, presidente per molti anni del C.O.N.I., deputato, Generale d’Artiglieria; fu il primo che volò, come passeggero, con il Delagrange a Torino nel 1908; oratore fecondo, negli ultimi anni di vita attivissima, si diede alla stesura di una storia voluminosa dell’Artiglieria italiana dalle origini quasi al giorno d’oggi. Il professor Miro Gamba, assistente del Guidi al Valentino di Torino; professore per anni di statica grafica, di materiale ferroviario, fu cultore di sport; per tre anni tenne il titolo italiano nell’atletica pesante.

Il professor Piero Ciapessoni, laureato in Lettere ed in giurisprudenza a Pavia, professore, dopo, di Diritto presso l’Università di Padova; per anni è stato il Rettore del Ghisleri di Pavia; il Generale Ferdinando Spreafico d’origine monzese; sottotenente, dopo la scuola di Modena, prese parte alla campagna d’Africa; prigioniero di Menelik fu diversi anni allo Scioa: fu poi a Cremona, Generale Brigadiere della Ferrara nella prima guerra mondiale; ferito all’omero a Tolmino; passò gli ultimi anni di vita nella residenza propria di Gorla; tenne la reggenza di Fiume per quasi due anni dopo che il D’Annunzio la lasciò per il Carnaro del Garda.

Il turismo

Verso il 1875 s’inizia il turismo bellagino; cominciano gli inglesi; nessun comfort nel piccolo villaggio sperduto; due o tre piccole osteriette per qualche uovo, per qualche pollo lessato; per le posate d’argento (per i sciori) si ricorre alle famiglie migliori del paese. Il Mella fondatore e iniziatore del turismo bellagino cui é stato dedicato un busto in bronzo, inizia i lavori per la futura “Bretagne”, colosso alberghiero per allora; la villa Frizzoni, chiusa per diversi anni, viene acquistata dalla Società degli albergatori, vi si aggiungono le due ali nord e sud e diventa il “Grand Hotel”; il sig. Meyer, proprietario della Bretagne, dai Serbelloni prende in affitto la villa magnifica e ne fa una dipendenza per la clientela migliore; dopo qualche anno la “dipendenza” diviene proprietà del “Grand Hotel” che vi estende con passaggio privato il già grande giardino-parco. Alla “riva” su di un’antica casa, si costruisce lo “Splendido” che diventa dopo, con migliorie, con ampliamenti, doverosi, lo “Splendido” d’oggi, dopo essere passato dai Ferrario ai proprietari moderni. Su una costruzione ridotta si alza il “Genazzini”, caratteristico del panorama bellagino; l’antico “Suisse”, una delle prime osteriette del sito, sempre di proprietà Melazzi che porta sulla facciata un discreto affresco del Bellosio (il pittore bellagino che dipinse forse un episodio del Marco Visconti) il sipario del teatro Beretta (ora demolito) e che ha in Brera un grande studio per il passaggio della Beresina, migliora, aggiunge al piccolo albergo camere nuove, si rinnova si amplifica con un modernissimo bar e posteriormente, in alto, diventa il “Roma” d’oggi.

Il “Du Lac” che le cronache dicono fosse anticamente Villa, viene acquistato dai Vitali; i Vitali colmano il molo antistante. creano la piazza in roccia d’Abruzzo e viene aperto come albergo, rimodernato dal Burchkardt e da ultimo dal Leoni di Lenno che ne fa con il bar nuovo, con le sale, con l’ascensore un’ospitalità ricercata. Il “Florence” verso il 1850 piccola osteria, costruisce sulla parte antica, acquista le case al di là della piccola strada di proprietà Pini, migliora le cucine, gli arredamenti e diventa proprietà Ketzlar con attrezzatura moderna. Dove sorge il “Grand Hotel” e quasi tutto il parco non era che terreno d’alluvione e di proprietà Aureggi; vi si accedeva da dove sorge una piccola dependance sulla strada, località detta in dialetto bellagino il “cios” (la chiusura); tutto il terreno venne acquistato dalla nobile famiglia Frizzoni di Bergamo per la cifra di 60.000 svanziche.

Le Ville

Senza dubbio alcuno la regina, la più famosa é la Serbelloni e per l’ubicazione e per il panorama che di lassù si gode e per la vastità del parco giardino. Se sia stata con la Tragedia, con la Comedia, con la Pliniana (ora del Marchese Masino) di Plinio é dubbio.

La Tragedia perchè dal coturno?  Il Calceus perché a fior di terra? La vera villa di Plinio, del ricco mecenate romano, comasco è la Pliniana. Le descrizioni dell’ampio giardino, della fonte intermittente, dei cubicoli numerosi, quali risultano dalle splendide lettere, di lettura non facile, ne dicono la certezza. Il “pescaris an venaris” , la lettera ai comaschi per la istituzione di una scuola in Como in località Coloniola (forse il campanello di qualche anno fa) devono essere state scritte nella residenza estiva lacustre, che si estendeva quasi da Torno al Faggeto Lario di oggi.

Oscure sono le origini medioevali della Serbelloni: il castrum (castello di difesa o di offesa) fu degli Sfondrati, i feudatari più antichi di Bellagio. Propaggini della villa arrivano sino a Pescallo, sino in Borgo; la casa Nava conserva ancora nella sala grandeun cotto con Ercole Sfondrati rivestito della lorica e con lo scettro del comandante nella destra. La villa era cintata da mura poderose. Sul culmine del promontorio il castello vero, la residenza più bassa. L’accesso alle opere di fortificazione, il ponte levatoio, trovavasi in alto, al termine della Salita Serbelloni: non per nulla i vecchi bellagini chiamano ancora “el pont” le adiacenze del negozio di legno lavorato d’olivo Tacchi. La Slita Serbelloni ne era il vallo, il “fusaa” di oggi, parte della piazza di S. Giacomo, il casato, ne era il campo di esercitazioni per gli armigeri, per i lanzichnecchi svizzeri, romanci e spagnoli. La villa degli Sfondrati passò ai Serbelloni. Fu adibita dalla Bretagne, dal Grand Hotel dopo, ad albergo e fu acquistata circa vent’anni faq da S.A.S. la Pincipessa di Torre Tasso che ne fece dimora regale, tracciando nuovi viali, migliorando il giardino immenso, dotando la villa di tutte le comodità e mettendo in piena attività le case della Sfondrata a Pescallo.

All’estremità nord della penisola, esposta ai venti ma con panorama completo sui tre laghi, sorge la villa Buttafava costruita nel 1882 dall’ingegnere Balossi, proprietà di Donna Giuseppina Buttafava nobile Valentini ed ora de Dr. Marescalchi. Al Bel Monte la villa Montù, parco immenso, vista superba; è del 1860 circa. Per molti anni l’Onorevole vi abitò, la villa passò poi al Castelli ed altri. Poco più sotto la villa Bel Monte il cottage del cav. Bornè è stato costruito nel 1882, in legno, su territorio prima appartenente alla Bretagne, dagli Hamilton che ne usavano in corto periodo estivo. Ricca di giardino, di belvederi, quantunque chiusa tra le piante, di un canocchiale superbo, pare voglia toccare le sottostanti case del Borgo.

Quasi all’estremità della pemnisola l’architetto Vantini di Brescia costruì la Villa Frizzoni che, terminata 1856/57, rimase chiusa per molti anni sin dall’acquisto da parte della Società Grandi Alberghi. Dopo la Società Grandi Alberghi divenne proprietà Breitshmidt e da anni proprietà dei zurighesi Bücher che tuttora dirigono e che per la posizione incantevole, per le migliorie varie, per una sala con soffitto a grandi rosoni, opera di un ingegnere svizzero, per quadri e stampe è diventato il migliore albergo. I Bücher vi possiedono quadri del sardo Biasi, pannelli di vita sarda del medesimo autore ed una raccolta di stampe lariane in bianco e nero, a colori, migliorata, arricchita con l’acquisto delle stampe del generale Montù.

Ed eccoci alla Villa Giulia, altra regina di ville, fu costruita dal nobile Venini ed è del 1882 circa. Parco immenso che stendevasi da Pescallo a Visgnola, dal ramo di Lecco al porto di Loppia sul ramo di Como con un viale di 850 metri di lunghezza e con una scalinata a cipressaia, con darsena a Loppia, con un parterre verso il ramo di Lecco verame te superbo. Fu, dopo il Venini, del conte Blumm di casa d’Austria, passò a Re Loopoldo del belgio che vi ospitò Cléo de Merode. Fu dopo degli imprasari edili Bonomi di Milano e poi del barone polacco Gaier per essere ancora del romeno Kira-Kirchen, del ricco banchiere Goldshmid. Appartiene ora al cav. Bonecchi industriale di Rho. A visgnola la villa Morosini, di circa  trentacinque anni addietro. Nei pressi di San Vito la villa che fu iniziata dal tedesco Rappeneker, dell’industriale Luca dopo, del Cima ora. A Gorla la villa degli Spreafico originari di Monza, in posizione splendida, vi abitò per anni il Generale di Brigata Spreafico. Sul ramo di Como splendide le ville ducali, comitali, della nobiltà, dell’industria lombarda.

Regina la Melzi, ora proprietà del Duca Gallarati Scotti. Il parco si estende dalla frazione di Loppia al “restellone”. Magnifico il viale alberato di platani, splendide le serre, degno di nota il cedro del Libano nel bel mezzo del prato all’inglese. Il terreno di proprietà Melzi si estende al di là della strada, tutta la collina di Aureggio verso il ramo comasco, tutta la folta pineta, caratteristica panoramica della penisola è proprietà della residenza ducale. Dire dell’interno della villa, costruita nel 1802, affrescata in gran parte dal Camozzi ed altri decoratori dell’epoca, ci condurrebbe lontano ma non va tralasciata la biblioteca ricchissima di documenti rinascimentali, non si può non dire del quadro famoso dell’Appiani a Napoleone, più volte cercato dalla Repubblica Francese; adornano la villa ricco mobilio, tappeti di valore, una testa in porfido di Michelangelo, quadri del Borgognone, vasi in perfetta arte ceramistica giapponese. Splendide la sala da pranzo, da notarsi un affresco di valore raffigurante bambini trascinati da uno storione. La Villa appartiene ora al Duca Gallarati Scotti, letterato, politico. Scrisse il Gallarati Scotti di vita nobiliare lombarda, pubblicò sul Corriere della Sera. Fogazzariano, visse molto presso il romanziere vicentino; degni di nota la vita di Antonio Fogazzaro ed il romanzo “Amor sacro e Amor profano”. Il Duca oggi ottantenne, diritto nella persona e di gentilezza squisita, fu per due anni ambasciatore d’Italia a Madrid e per tre o quattro anni all’Ambasciata importantissima di Londra.

A Loppia

L’antica casa della Famiglia Loppio, originari del Trentino, prospiciente il molo, proprietà del Duca Gallarati Scotti, ha camere ampie con soffitti decorati. Dalla villa il nome della frazione.

A Guggiate la villa Poldi Pezzoli, passata poi per parentela ai Trivulzio e da qualche anno al Conte Paolo Gerli, Duca della Gaeta, località in posizione panoramica tra Menaggio ed Acquaseria. La costruzione è, come in generale per la maggior parte delle ville patrizie Lariane, del primo ‘800, il disegno è dell’Albertolli; classica la costruzione della parte centrale e delle due ali adibite un tempo alla foresteria. Anche qui pur splendido il parco; all’entrata due colossali lecci, forse i più vetusti, i più ricchi di fronde e di rami. Un volume, non so più se inglese od italiano, ne porta fotografie da ammirare; il terreno, appartenente al Conte Gerli, ha il monumento sepolcrale dei Poldi pezzoli. Al Conte Gerli appartiene pure la Villa Trotti – Bentivoglio, milanesi bolognesi, ricchissimo il parco con piante esotiche, strana la facciata con una gradinata a lago di semplicità primitiva, adorna, al primo piano, di stemmi nobiliari, di un balcone arabo bizantino; nell’interno uno splendore di stampe originali inglesi, di sanguigne di pregio. Nell’ala nord la sala di stile arabo in bianco e nero, con ripetuto il motto “Amor Fidelis”.

A San Giovanni

La Galimberti, di epoca recente, costruita circa sessanta anni fa dal Salvioni e dal Cairati, figura nell’album “Le migliori Ville d’Italia”; è di stile rinascimentale con parco esteso, decorazioni ed affreschi. Fu dapprima del banchiere Amsing, americano d’origine amburghese, passò ai Galimberti durante la prima guerra mondiale. La decoravano mobilio antico, tappeti di valore ed una biblioteca con tutti i classici mondiali in traduzione inglese. Per la costruzione della villa il ricco americano abbatté tre ville padronali: la Robecchi, la Rezia, la Lattuada; conservò delle ville le splendide magnolie, i giardini folti di piante d’alto fusto.

Del Dott. Giuseppe Orlando la villa estrema del sud di Bellagio, costruita dal Marchese Besana è di stile classico nella costruzione in granito; ricca di parco, di giardino, ha interni lussuosi, ricchezza di oltre trentamila volumi, di argenterie, di stampe. Il Dott. Orlando, lasciata Firenze per il Lario, vi abita tra gli studi e le letture frequenti. Pure a San Giovanni la villa che fu un tempo dei Frizzoni e che appartiene ora all’ Ing. Codoni, con parco esteso d’architettura settecento veneziano. Pure a Guggiate la Villa Ciceri  (il Palazzone) con cortile d’onore, scalone comodissimo in arenaria, decorazioni di valore ai lacunari ed ora del Gallarati Scotti.

Le Chiese e i Conventi

A San Giovanni la chiesa Arcipretale; è un bel Barocco del ‘600. Possiede un altare in legno scolpito valtellinese di pregio; un Gaudenzio Ferrari donato da Gustavo Frizzini, adorna l’entrata alla Sacrestia, un carillon di quattro campane: dicono sia il migliore del lago.

A Loppia la cappella privata dei Melzi è ricca di marmi, di affreschi in bianco e nero, bella la facciata quasi attica verso la piccola piazza alberata; vi si ufficia frequentemente con sommo decoro.

In Borgo San Giacomo, sorta su di un piccolo tempio pagano è del 1200, rimodernata nel soffitto e con un’abside più che discreta, è deturpata nella facciata da un campanile fuori dalle leggi artistiche. Metà del campanile portava i simboli dei quettro Evangelisti che, tolti pochi anni fa, hanno composto, con correzioni adatte, l’ambone attuale. Allinterno una copia (?) bellissima del Perugino, dono della famiglia Grandi ed un Battistero recente. Stupendo il grande Crocifisso ligneo.

Nel parco della Villa serbelloni una chesina cappella detta del Monserrato. Non si sa quale analogia esista , nell’omonimia, con il ricchissimo Santuario spagnolo a pochi chilometri da Barcellona, tra i pinnacoli di una sierra  che pare abbia ispirato il Wagner nel suo Parsifal.

Il Convento dei “Cappuccini” in Borgo: è del ‘600, ha un chiostro ben conservato. Appartiene ora alla “Serbelloni”; i Frati vi gestivano un “deversorium”, un ambulatorio nella vicina chiesetta di San Giorgio che ha, nell’interno, stalli per coro in legno lavorato. Tra i Cappuccini un Padre Superiore compose e scrisse la “Landa Sacra”, (il presepio), che, per molti anni, venne rappresentata per il Natale al Teatro Beretta. Proprietari dell’originale poetico erano gli Aureggi. Dove “La Landa” sia ora non è dato sapere.

Sulla strada provinciale, poco prima della villa Borné, tutta in “vivo” di Moltrasio, la chiesa protestante di stile inglese; vi si uffiziava, fino a qualche anno fa per gli stranieri di rito anglicano, appartenente  alla “English Churches Society” di Londra passò al signor Marchetto che la ridusse a piccoli, eleganti, moderni appartamenti d’abitazione.

A Visgnola la chiesa di San Martino; fu piccolo raduno di frati, ha decorazioni ed affreschi del tardo seicento.

Pure a Visgnola la chiesa parrocchiale; ultimamente furonvi trovati affreschi e tele discrete.

Al “Moletto” una chiesa votiva, un tempo di proprietà privata; vi si inumavano gli Aureggi, i Pini. Lapidi in marmo nero di Varenna ricordano tuttora i sepolti.

Chiesette, cappelle votive un pò dovunque: San Carlo ad Aureggio, un San Biagio a Pescallo, una chiesetta votiva a Guggiate; non va scordata la cappella Trotti a Guello, di discreta fattura.

A Loppia Santa Maria, romanica del millecento circa. Fu piccolo convento di suore; la leggenda dice che una superiora di Limone sul Garda abbia, dal Benaco, portato famiglie di agricoltori, sarebbe questo il perché tutti i Gramatica bellagini siano, dopo tanti anni, ancora detti i Limun!

I cimiteri. Pare il cimitero primo fosse dove ora vi è il piccolo giardino pubblico prima della villa Bormè; si ampliò il cimitero di san Giovanni qualche anno fa e si aperse il cimitero nuovo al bivio per Pescallo, 80 o 90 anni fa circa. Quattro lapidi commemorative; all’entrata Nord della villa melzi per il dono ducale; all’estremità della “Poncia” in Borgo una lapide in bronzo per la nuova strada aperta dai Vitali e dettata dal prof. Giuseppe Lisio, uno degli ultimi scolari del Carducci; una lapide al viale Vitali; scritta bene quella al  N.H. Venini, in faccia a Villa Grandi. Un’ultima a Regatola sulla casa Barelli ricordante l’ospitalità della famiglia al Parini ed al Volta.

Urbanisitica bellagina. Il borgo era anticamente isolato, per strade insufficienti; sola la via lacustre; si apre nel primo ottocento la via per Regatola, la via donata per Loppia – San Giovani; i giardini odierni sono opera recente. Prima non eravi che la “Fertiga” dove si stendevano reti e biancheria ad asciugare.

I Vitali sessant’anni fa acquistano l’odierno “Du Lac”, prima villetta privata, ne fanno un albergo; ottengono da Roma il permesso di colmare il molo antistante, vi fanno la piazza odierna e per questioni giuridiche vinte iniziano la strada che, dividendo per metà il parco Buttafava porta alla Poncia; prima s’accedeva all’estremità della penisola per un sentiero scosceso: la Poncia era il Lido d’allora! Non esisteva mezzo di comunicazione tra il nucleo sud e il nord bellagino, sotto i portici passavano le vetture e gli omnibus degli alberghi.

Le stradine del paese, a gradini poco comodi, solamente e malamente selciate vengono migliorate; negli ultimi anni sono asfaltate e rese quasi decenti.

Senza selciato era la piazza di San Giacomo; solo terreno battuto con qualche gelso ed i ragazzi vi giocavano indisturbati ai “gasli” (corruzione del castrum romano) l’antichissimo gioco della gioventù latina.

Mal selciata era la via Garibaldi; non esistendo canalizzazione le acque piovane scorrevano nei periodi di pioggia e servivano da pulizia urbana!

Tutte le mucche delle stalle di Borgo, attraverso il Casato, scendevano al lago per l’abbeverata.

Sessant’anni fa, ad un dipresso, per il turismo avanzantesi, per una infezione ebertiana abbastanza grave, non si usò più di acque freatiche. Si costruì un acquedotto ricorrendo al bacino imbrifero del Perlo, a falde d’acqua del sottosuolo (gli aves). Il confort moderno rese l’acquedotto insufficiente. Ed ora una distribuzione nuova darà ai bellagini un servizio idrico migliore nella qualità e nella quantità.

Ai monti dopo Guello si accedeva per semplici sentieri; Donna Giusppina Buttafava, dopo la costruzione della villa di Pietraluna in Piano Rancio, aperse nel 1882, una strada carrozzabile e la donò al comune; qualche piccola osteria, qualche baita ospitale, nei monti di Bellagio; i mezzi di comunicazione facili portano ora, nel magnifico piano, comitive di sciatori d’inverno, di alpinisti domenicali, d’estate. Sono sorte ville, villlette; all’Alpe Modello (tutto il san Primo fino al 1914 era di proprietà Trotti) sorse un albergo mutatosi ora in “colonia estiva” per la Bonomelli.

Dal 1850 circa Bellagio è passato quindi da condizioni primordiali ad un comfort se non mdernissio moderno.

Le comunicazioni sono quasi sufficienti; Bellagio comunica con Lecco per una strada consorziale (credo) che presto sarà allargata per la direttissima Milano-Lecco-Bellagio-Lugano. Con Como, strada già migliorata un pò dovunque e già fatta larga fino al ponte del Diavolo nel passato regime. Ottima la navigazione lacuale che ha portato migliorie d’orario di natanti, di decoro nell’uniforme del personale.

Il primo pontile (inbarcatoio e non imbarcadero) fu costruito al barbacane della Bretagna trasportato poi dirimpetto allo Splendido. Trovasi ora sulla piazza principale. E’ opera recente e di critica spregiudicata, la costruzione in vetro, per al biglietteria, non è certo adatta per i rigori del verno.o per il dardeggiare del sole d’estate.

Le scuole: privatissime, di poi comunali, ora dispongono di un palazzo scolastico ampio, datante al 1915 circa e con il progetto dell’ing. Castelli di Menaggio.

Prospiciente le scuole un momento in bronzo su zoccolo di granito ai morti nella guerra 1915-1918.

Note: non va tralasciata le migliorie alla casa residenza comunale; sulla facciata una lapide al Garibaldi.

In chiesa di San Giacomo l’intero!!!  Per il Venerdì Santo è portato nella processione serale. E’ strano come l’entierro (l’interramento) dell’epoca dell’occupazione spagnola, sia ridotto la forma attuale di intero e comela popolazione sia ancora fedele alla falsa denominazione.

 

24 ottobre 1959 – Bellagio

                                                                                                              Dott. Piero Lonati